L’edizione n° 30 dell’Umbria film festival si è confermata uno scrigno di opere preziose che fanno della cinematografia una delle più intriganti rappresentazioni dei tempi che viviamo.

Lo sforzo congiunto tra Consiglio sociale dell’aps Umbria Film Festival e Amministrazione comunale di Montone ha permesso di tenere fede alla scadenza superando gli ostacoli connessi ad una situazione finanziaria complessa, ereditata dal passato, ed alla diminuzione delle risorse pubbliche per la cultura, solo quest’anno in leggera risalita a livello locale. Fattori che hanno imposto una programmazione sobria nella sezione “lungometraggi”.

L’Umbria film festival, per la sua storia ed il costante impegno etico artistico, meriterebbe sostegni più convinti, dalle istituzioni pubbliche e dalle imprese presenti nell’Alta Valle del Tevere.

Due i motivi che ne rafforzano i meriti: 1) risponde alla domanda (molto diffusa, in Italia e in Europa) di esperienze innovative nel tessuto tradizionale dei piccoli centri dell’Italia mediana ancora non raggiunti dagli effetti collaterali del cosiddetto overtourism (o iperturismo); 2) contribuisce a rigenerare culturalmente i territori a rischio di spopolamento, soprattutto da parte delle generazioni 20 – 40 anni, attratte dalle offerte culturali capaci di narrazioni globali e poco inclini alla contemplazione dell’ombelico campanilistico.

Nella sezione “lungometraggi” dell’Umbria film festival 2026 ha spiccato il film del regista palestinese – siriano Abdallah Al-Khatib “Chronicles from the Siege”: un’opera che rinforza le motivazioni appena citate.
Per questo abbiamo chiesto di indossare la… veste del critico ad uno dei nostri collaboratori: Alessandro Vestrelli che, oltre a ricoprire il ruolo di consigliere, è anche uno dei fondatori della manifestazione (A.C.)

Alessandro Vestrelli – Una piazza Fortebraccio gremita, un pubblico attento e internazionale, un lungo applauso al termine della proiezione. Così l’Umbria Film Festival il 16 luglio ha accolto “Cronache dall’assedio”, opera prima del regista palestinese-siriano Abdallah Al-Khatib, la cui proiezione ha segnato uno dei momenti più intensi dell’edizione 2026.

Presentato in prima mondiale alla 76ª Berlinale, dove ha conquistato il premio come miglior lungometraggio d’esordio, il film conduce lo spettatore dentro una città devastata dalla guerra e stretta da un assedio che sembra non avere fine. Attraverso cinque storie che si intrecciano, uomini e donne cercano di sopravvivere alla fame, alla paura e all’incertezza, aggrappandosi ai legami affettivi e ai piccoli gesti della quotidianità. I personaggi appaiono, scompaiono e ritornano in scena, componendo un mosaico corale che restituisce tutta la complessità della vita sotto assedio.

Al termine della proiezione, il regista ha raccontato di essere cresciuto in un campo profughi in Siria e di aver realizzato questo film con un obiettivo preciso: restituire umanità e dignità a persone che troppo spesso vengono raccontate soltanto come numeri o vittime di una tragedia. Una dichiarazione che ha dato ulteriore profondità a un’opera capace di evitare la retorica e di affidare alla forza delle immagini il racconto della resistenza quotidiana.

Il confronto è proseguito venerdì mattina 17 luglio al Cinema Ed Lewis nel seminario “Commedia e satira, il linguaggio della libertà”, al quale hanno partecipato, oltre al regista palestinese, anche la pluripremiata regista Gurinder Chadha e Mattea Fo.

Particolarmente intenso l’intervento di Mattea Fo, che ha confessato di essersi profondamente commossa già la sera precedente davanti al cortometraggio Everyday in Gaza e poi durante la visione di Chronicles from the Siege. La sua riflessione si è trasformata in un appello a non fermarsi all’emozione, ma a tradurla in responsabilità concreta, richiamando il dovere di difendere i diritti del popolo palestinese e denunciando le responsabilità che anche l’Occidente porta rispetto alla tragedia in corso.

Fototitolo – Immagine tratta da Chronicles from the Siege
Foto – Il regista Abdallah Al-Khatib nella sala “Ed Lewis” – alla sin.: l’interprete, Gurinder Chadha, Maria Teresa Cavina (direttrice artistica), Mattea Fo.


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