
Teatro, musica, danza, circo, performance digitali dal 17 al 25 luglio. Eugenio Barba, padrino, con Julia Varley, madrina
Solo sfogliando con attenzione il catalogo dell’edizione numero 24 di Kilowatt Festival si può avere un’idea dello spessore raggiunto dalla manifestazione guidata da Lucia Franchi e Luca Ricci: il loro sforzo progettuale e produttivo, profuso per un quarto di secolo “per stare avanti di un passo al già visto” chiosa Ricci in un messaggio per l’altrapagina, viene premiato dalla presenza di Eugenio Barba e Julia Varley che accompagneranno (in veste di padrino e madrina) i lavori in programma dal 17 al 25 luglio.
Franchi e Ricci manifestano fin dalle prime pagine il loro pensiero sui tempi che corrono: “Se è vero che c’è aria viziata nel nostro pianeta. Non è solo questione di inquinamento dell’atmosfera, della necessità di evitare sprechi e inutili consumi. Circolano idee inquinanti, parole insostenibili. Le barbarie civili ed etiche sono così costanti da venire considerate accettabili.
C’è un continuo accanirsi contro la dignità umana, sia dei singoli individui, sia di interi popoli; le disuguaglianze aumentano: stiamo tornando pericolosamente indietro.
C’è una parte sana del mondo, però, che non si arrende”.
Kilowatt Festival fa anche da “impastatrice” per l’ecosistema associativo indispensabile dare futuro alla cultura e alle pratiche dello spettacolo dal vivo: sarà questo network ad animare i sette incontri che tracceranno lo “stato delle arti” in questo passaggio nel Ventisei di Kilowatt.
“Attualmente siamo parte di 18 reti, nazionali e internazionali, In ognuna delle quali ci sono da tre a 200 partner” ci spiega Ricci, “sono soggetti con cui collaboriamo in progetti diversi, a sostegno della giovane danza, della nuova drammaturgia, della circolazione europea delle opere. Poi c’è tutta la rete di collaborazioni territoriali (se ne contano 22) che vanno dagli enti pubblici, alle associazioni che curano parti specifiche del Festival (come quella musicale, ma non solo), alle aziende del territorio che supportano le nostre attività”.
Teatro, musica, danza, circo, performance digitali: in quel catalogo (consultabile qui) è presente una massa tale di titoli e proposte in grado di saturare ben oltre i nove giorni di programmazione l’atmosfera culturale di Sansepolcro, che respirerà lo sforzo di continua innovazione nei linguaggi.
Una realtà che anche per questo genere di iniziative si rivela più vivace di quello che ci si potrebbe aspettare da una cittadina di 16mila abitanti lontana decine di chilometri dai “grandi” centri dove le compagnie trovano la linfa (non solo materiale) per crescere e sviluppare la propria ricerca: la segreteria permanente opera tutto l’anno in loco con uno staff di 8 persone che si estende a 25 nei mesi precedenti la manifestazione.
Del resto siamo in Toscana e l’antico granducato ha insegnato al mondo come valorizzare anche i territori più lontani dalle “capitali”.
Il ruolo di Kilowatt Festival è quello di un molo sicuro di attracco per vascelli errabondi i cui equipaggi, talvolta ridotti all’osso, si sono formati non solo nelle accademie ma… nelle strade, nei centri sociali, nelle aule universitarie, nella vita quotidiana.
Luoghi e tempi dove pulsa l’energia del mondo contemporaneo in tutte le forme possibili e immaginabili del movimento e del suono che il corpo umano è in grado di produrre e proporre ad altri esseri umani che hanno scelto la presenza come forma di relazione.
Questo è lo scambio indotto da Kilowatt Festival nel “porto di mare” che diventa Sansepolcro nelcuoredi luglio: arrivano qui portatrici e portatori di “energia della nuova scena contemporanea” che raggiungono lo scopo di far sentire “il nuovo respiro del mondo” al pubblico che sceglie la vicinanza fisica con chi calca il palcoscenico nelle forme più svariate: 14 tra chiostri, giardini, sale storiche, piazze dove il cuore di Sansepolcro pulserà con la “parte sana del mondo, però, che non si arrende” – quella componente citata da Franchi e Ricci nella citata presentazione del programma: “a volte ha il fiato corto, come quando si arranca per una salita. Altre, la sua voce è un soffio appena percettibile, “leggero-leggero”, e bisogna stare in ascolto per percepirlo. Speriamo che queste giornate siano un modo per darci, insieme, un nuovo respiro, e per restituirlo intorno: il mondo non è di chi urla, di chi separa, di chi aggredisce.
“Il mondo è di noi che vogliamo renderlo migliore: tiriamo fuori tutto il fiato che abbiamo, per riaffermarlo”.
I manifesti che annunciano KilowattFestival, anno per anno sono qui: https://www.kilowattfestival.it/capotravetags/festival-manifesto/
