
Di un festival cinematografico si può dire tutto e il relativo contrario: proprio per questo è stata inserita una cospicua rassegna stampa nell’ultima parte dell’articolo.
Nel caso di Umbria film festival, UFF, va raccontata l’atmosfera di totale incanto che si respira tra le case e le vie di Montone nei quattro giorni della durata in cui “la piazza si fa teatro del mondo”, scrive il sindaco Rinaldi nel catalogo della manifestazione (vedi sotto): sarà, forse, il dna di una manifestazione nata negli anni ‘90 del secolo scorso in un momento “magico” di crescente cosmopolitismo dell’Umbria, con l’entrata di persone attive nella produzione culturale e artistica provenienti dal Nord Europa e i contemporanei ingressi dal Sud globale per un faticoso cammino di inserimento socio lavorativo.
Una umanità con origini e destini variegati che si è insediata nei centri storici o nei casolari delle colline recuperati dall’abbandono; nuove cittadinanze che non hanno dismesso l’orgoglio delle proprie radici culturali.
Un contesto che fece da “grembo fertile” per l’Umbria Film Festival, sotto lo sguardo benevolo di Ed Lewis primo indimenticabile direttore artistico e di Terry Gilliam, suo prestigioso presidente. La magia comunque c’è: deriva dall’intreccio tra l’effetto cinema e la pace di un borgo che riesce a tenere le automobili fuori dalle mura e che si trasforma in un vasto e affollato salotto nei giorni del festival, quella piazza del mondo citata poc’anzi.
Per il resto parla la programmazione di UFF che, da sempre, guarda al cinema europeo di qualità con grande attenzione alle giovani leve della documentaristica e dei cortometraggi.
Sono proprio le due sezioni dedicate che alimentano la cinefilia delle giovani generazioni: Shortsup (riservato a titoli “per ragazzƏ”), 16 opere in due pomeriggi, e Amarcorti (cortometraggi italiani) con 14 titoli nei tre pomeriggi successivi.
Niente di più ghiotto per lo sguardo di chi ama esplorare gli anfratti e gli interstizi della creatività contemporanea. (A.C.)

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