Cinque clarisse da Montone al Libano in guerra: nessuna paura, ma una presenza scelta e condivisa. I primi mesi nella Valle della Bekaa, poi sui monti a nord di Beirut. Tra droni, incontri e preghiera, Suor Gloria Paoletti e Suor Damiana Ardesi raccontano cosa significa “esserci” oggi, quando tutto intorno il mondo sembra crollare.
Un’esperienza che, da oltre un anno, viene seguita da Alessandro Vestrelli.

Riproponiamo quindi, una di seguito all’altra le interviste pubblicate nel 2025: nel numero 457 (luglio-agosto) a suor Gloria ancora a Montone, nel numero 458 (settembre) a mons. Cesar Essayan (Vescovo dei Latini) in occasione della sua visita in Umbria; nel numero 467 (maggio 2026) un resoconto sull’arrivo in Libano riferito da suor Gloria e suor Damiana.
Infine un “aggiornamento” preparato dalle suore (e leggibile dopo gli articoli) per tenere al corrente la comunità montonese su ciò che sta avvenendo in conseguenza dell’attacco militare partito l’8 aprile 2026.

Nella foto, da sinistra: suor Damiana, suor Celina, suor Lucia, suor Maria Grazia, suor Gloria.

Alessandro Vestrelli

Quando incontrammo suor Gloria Paoletti a Montone, il progetto era ancora un sogno in cammino: lasciare il monastero in Umbria per dare vita a una nuova presenza francescana in Libano. Oggi quel sogno sta prendendo forma.

Le Clarisse sono arrivate nella terra dei Cedri e stanno vivendo i primi passi di un’esperienza che intreccia contemplazione, incontro e dialogo in uno dei luoghi più fragili e complessi del Medio Oriente. Dopo un primo periodo trascorso nella Valle della Bekā, si trovano attualmente ad Ashqout, sulle alture a nord di Beirut, dove proseguono la loro preparazione alla futura apertura del monastero di Rayaq (ce lo raccontano in un “aggiornamento” dopo i tre articoli de l’altrapagina).

La loro scelta si confronta quotidianamente con una realtà in cui la guerra di Israele acuisce una crisi economica che si trascina da anni e spinge all’emigrazione molte persone di fede cristiana (specie le più giovani). Ombre pesanti sul futuro del Libano.
Eppure dalle parole scambiate in questi ultimi giorni non emerge rassegnazione. Al contrario, raccontano la bellezza degli incontri, lo studio dell’arabo, la scoperta delle diverse tradizioni cristiane orientali e il desiderio di costruire rapporti di amicizia e buon vicinato con tutti, cristiani e musulmani.

Riproponiamo, qui di seguito, l’intervista realizzata a Montone, un’articolo sulla visita in Umbria di mons. Cesar Hessayan (vescovo dei Latini), la seconda intervista dal Libano, le note di aggiornamento preparate dalle clarisse. Testimonianze che ricostruiscono un trasferimento geografico, un percorso spirituale e umano vissuto come una «presenza disarmata» tra persone di fede cristiana e fede musulmana, nella convinzione che anche in una terra ferita dalla guerra sia possibile costruire amicizia, dialogo e pace.

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